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Allosauro spunta dalla foresta e punta uno Stegosauro, che si avvicina ad un corso d'acqua. Sullo sfondo un Brachiosauro e nell'alba del cielo, degli pterosauri.

Tutto comincia da una parola. Coniata nel 1842 da un uomo che cercava di definire l'indefinibile. Frammenti di un passato remoto, enormi, biologicamente alieni rispetto a qualsiasi animale noto. Quell'uomo era il paleontologo britannico Richard Owen. La parola: Dinosauria. Da quel momento, il mondo non ha smesso di pronunciarla.

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Cosa rende un dinosauro un dinosauro?

Ma chi erano davvero i dinosauri? Dimenticate i mostri lenti e fangosi dei vecchi sussidiari scolastici. La scienza degli ultimi cinquant'anni ha smantellato quel mito. I veri dinosauri erano creature attive, complesse e, per dinamiche evolutive, molto più vicine a noi di quanto le vecchie enciclopedie abbiano mai raccontato.

Dinosauria: la lucertola terribile

Il termine Dinosauria nasce dalla fusione di due radici greche. Deinos (δεινός), che indica potenza, imponenza, qualcosa di fuori dalla norma. E sauros (σαῦρος), lucertola. La lucertola terribile. O, leggendo tra le righe dell'evoluzione, la lucertola meravigliosa.

Richard Owen non coniò il termine alla leggera. Durante la sua relazione alla British Association for the Advancement of Science nel 1842, aveva a disposizione solo le ossa di tre esemplari fossili: l'Iguanodonte, il Megalosaurus e l'Ilaeosaurus. Denti, vertebre, frammenti di arti. Eppure, bastarono per identificare rettili terrestri di stazza inaudita. Brillante scienziato e spietato polemista, Owen usò la parola "terribile" nell'accezione più onesta del termine. L'ironia della storia vuole che oggi i dinosauri non somiglino affatto all'intuizione del loro creatore nomenclaturale.

Oggi Dinosauria definisce un clade scientificamente preciso: un ramo evolutivo che raggruppa un antenato comune e l'intera linea dei suoi discendenti. Non lucertole ipertrofiche, ma un gruppo vertebrato con un'anatomia netta e inconfondibile.

Non tutte le creature giganti del passato erano dinosauri. È il malinteso più radicato nella cultura pop. Il termine è diventato un contenitore per qualsiasi bestia preistorica, ma l'albero filogenetico parla chiaro. Gli Ittiosauri, macchine da caccia marine simili a delfini, non erano dinosauri.

La regola visiva: se viveva in acqua o volava con membrane di pelle, quasi certamente non era un dinosauro. I dinosauri erano animali terrestri. Il vero marchio di fabbrica, però, è invisibile dall'esterno. Si trova nel bacino. I dinosauri possedevano un acetabolo — la cavità dell'anca — completamente aperto. Questa fessura permetteva alle zampe di posizionarsi in verticale sotto il corpo, esattamente come nei mammiferi. Niente posture larghe e striscianti da coccodrillo. La postura eretta ha stravolto la biomeccanica terrestre: camminavano e correvano triturando distanze con un'efficienza letale. A questo si sommano tre o più vertebre sacrali fuse, specifiche creste femorali e omeri modificati. Dettagli millimetrici che permettono ai paleontologi di estrarre la verità da un frammento di roccia.